Lo schema è noto. Un'azienda pubblica comunale viene usata, spremuta, per fini elettorali con assunzioni di utili idioti nei posti dirigenziali
e un organico gonfiato a fini elettorali. L'azienda va in rosso, entra
in crisi. A quel punto gli stessi politici che l'hanno fatta fallire
invocano le privatizzazioni. Invece di porre mano ai guasti prodotti mettono all'asta
un bene pubblico che non è loro, ma della comunità. L'acquirente
privato è di solito contiguo al politico. Dopo la privatizzazione
avvengono regolarmente due fenomeni: licenziamenti e aumenti delle tariffe.
